8 Dicembre : Estratto de ” Lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien #AspettandoilNatale

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  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 5503 KB
  • Lunghezza stampa: 417
  • Editore: Bompiani (28 novembre 2012)
  • Copertina rigida: 288 pagine

TRAMA

“Se vi piacciono i viaggi fuori del confortevole e accogliente mondo occidentale, oltre il Confine delle Terre Selvagge, per poi tornare a casa, e pensate di poter provare un certo interesse per un umile eroe, ecco la storia di questo viaggio e di questo viaggiatore. Il periodo è il tempo antico fra l’Età Fatata e il dominio degli Uomini, quando la famosa foresta di Bosco Atro esisteva ancora e le montagne erano piene di pericoli. Nel percorso verrete a imparare molte cose (come è capitato a lui) su Uomini Neri, Orchi, Nani ed Elfi e potrete dare uno sguardo alla storia e alla politica di un’epoca trascurata ma molto importante. Infatti il signor Bilbo Baggins andò in visita a vari personaggi di rilievo; ebbe una conversazione con il drago Smog; fu presente alla Battaglia dei Cinque Eserciti. Tutto ciò è tanto più singolare in quanto egli era uno Hobbit. Finora gli Hobbit sono stati trascurati nella storia e nella leggenda, forse perché – in genere – preferivano le comodità alle emozioni. Questo resoconto, fondato sui ricordi di un anno elettrizzante nella vita solitamente tranquilla del signor Baggins, vi darà un’idea abbastanza chiara di questo rispettabile popolo che adesso (a quanto si dice) sta diventando piuttosto raro. Non amano il rumore.” (J.R.R. Tolkien)

ESTRATTO ( PRIMO CAPITOLO)

1

UNA FESTA INATTESA

In un buco nella terra viveva uno hobbit. Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intirso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare : era un buco-hobbit, vale a dire comodo.

Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d’ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, simile a un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti rivestite di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, provvisto di sedie lucidate e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti : lo hobbit amava ricevere visite. Il tunnel, lungo e tortuoso, penetrava abbondantemente  –  anche se non fino in fondo   –  nel fianco della collina ( o meglio della Collina, come la chiamavano gli abitanti della zona nel raggio di molte miglia) e molte porticine rotonde si aprivano su di esso, prima da un lato e poi dall’altro. Per lo hobbit, niente piani superiori : le stanze da letto, i bagni, le cantine, le dispense (assai numerose), i guardaroba (c’erano intere camere destinate agli abiti), le cucine e le sale da pranzo erano tutti sullo stesso piano, anzi sullo stesso corridoio. Le stanza migliori erano tutte sul lato sinistro ( entrando), perché erano le uniche ad avere finestre: finestre rotonde e profondamente incassate, che davano sul suo giardino e più in là sui campi che digradavano verso il fiume.

Lo hobbit di cui parliamo era uno hobbit alquanto agiato, e il suo nome era Baggins. I Baggins vivevano nel circondario della Collina da tempi immemorabili, e la gente li considerava assai rispettabili, non solo perché molti di loro erano ricchi, ma anche perché non avevano mai avuto avventure né fatto niente di imprevedibile: si poteva presupporre l’opinione di un Baggins su un argomento qualsiasi senza darsi la pena di chiedergliela. Questa è la storia di come un Baggins ebbe un avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili. Può anche aver perso il rispetto del vicinato, ma guadagnò … bé vedrete voi stessi se alla fine guadagnò qualcosa.

La madre di questo particolare hobbit … ma cos’è un hobbit? Immagino che oggigiorno gli hobbit vadano in qualche modo descritti, visto che sono diventati rari e timorosi della Gente Grossa, come ci chiamano. Gli hobbit sono ( o erano) gente piccola, alta all’incirca la metà di noi, e più bassa dei barbuti nani. Gli hobbit non hanno barba. In loro c’è poco o niente di magico, a parte quella magia di tipo comune e quotidiano che gli aiuta a sparire silenziosi e rapidi quando persone ingombranti e stupide come me e voi gli capitano intorno, con un rumore da elefanti che essi sono in grado di sentire a un miglio di distanza. Tendono a metter su un po’ di pancia: vestono di colori vivaci ( soprattutto verde e giallo); non portano scarpe, perché i loro piedi sviluppano piante naturalmente coriacee nonché una fitta e calda peluria castana simile alla roba che hanno in testa ( che è riccioluta); hanno lunghe dita abili e scure, facce giovanili, e le loro risate sono profonde e pastose (soprattutto dopo il pranzo, che consumano due volte al giorno quando ci riescono). Adesso ne sapete abbastanza per proseguire. Come dicevo, la madre di questo hobbit – cioè di Bilbo Baggins – era la famosa Belladonna Tuc, capo degli hobbit che vivevano di là dall’Acqua, ossia il piccolo fiume che scorreva ai piedi della Collina. SI diceva spesso ( in altre famiglie) che in tempi remoti uno degli antenati dei Tuc dovesse avere preso in moglie una fata. Ovviamente era un’idea assurda, ma c’era non di meno qualcosa di non del tutto hobbit in loro, e di tanto in tanto qualche membro del clan Tuc si metteva in cammino e andava a caccia di avventure. Si dileguava con discrezione e la famiglia metteva tutto a tacere; ma restava il fatto che i Tuc non fossero rispettabili come I Baggins, pur essendo indubbiamente più ricchi.

Nonché Belladonna Tuc avesse mai avuto una qualsiasi avventura dopo aver sposato Bungo Bagging. Bungo, il padre di Bilbo, aveva costruito per lei ( e in parte col denaro di lei) il più lussuoso buco da hobbit che si potesse trovare sotto la Collina o sopra la Collina o di là dall’Acqua, e lì erano rimasti sino alla fine dei loro giorni. È tuttavia probabile che Bilbo, che era il loro unico figlio pur avendo aspetto e modi identici a una seconda edizione del solido e tranquillo genitore, avesse ereditato dalla parte Tuc qualcosa di strano nella sua natura, qualcosa che aspettava solo l’occasione buona per manifestarsi. L’occasione buona non arrivò prima che Bilbo Baggins fosse adulto, quando aveva all’incirca cinquant’anni e viveva nel bel buco da hobbit costrutio da suo padre, quello che vi ho appena descritto, e sembrava essersi sistemato per sempre.

Per un caso curioso, un mattino di molto tempo fa, nella quiete del mondo, quando c’era meno rumore e più verde e gli hobbit erano ancora numerosi e prosperi, e Bilbo Baggins indugiava sulla soglia dopo colazione fumando un enorme pipa di legno che gli arrivava fin quasi alle lanose dita dei piedi ( accuratamente spazzolati), ecco arrivare Gandalf. Gandalf! Se aveste sentito su di lui solo un quarto di quello che ho sentito io, e anch’io ho sentito ben poco di tutto quello che c’è da sentire vi aspettereste subito una qualche storia fuori dal comune. Storie e avventure spuntavano da ogni lato ovunque egli andasse, e del tipo più straordinario. Era da tantissimo tempo che Gandalf non si addentrava sotto la Collina, per l’esattezza da quando era morto il suo vecchio amico Vecchio Tuc, e gli hobbit avevano quasi dimenticato il suo aspetto. Era andato oltre la Collina e di là dall’Acqua per certi suoi affari quando loro erano ancora piccoli hobbit.

Tutto quello che l’ignaro Bilbo vide quel mattino fu un vecchio con un bastone. Aveva un alto cappello blu a punta, un lungo mantello grigio, una sciarpa argentea sopra la quale la sua lunga barba bianca penzolava fin sotto la vita, e immensi stivali neri.

” Buongiorno!” disse Bilbo; e lo pensava davvero. Il sole brillava e l’erba era bellissima. Ma Gandalf lo guardò da sotto le lunghe soppracciglia irsute ancora più sporgenti della tesa del suo cappello.

” Cosa vuoi dire?” disse. ” Mi auguri un buongiorno, o vuoi dire che è un buongiorno che mi piaccia o no? O che quest’oggi ti senti buono, o che è un giorno in cui si deve essere buoni?”

” Queste quattro cose insieme” disse Bilbo. ” È per di più un bellissimo giorno per una pipata all’aperto. Se avete una pipa con voi, sedetevi e prendete un po’ del mio tabacco! Non c’è fretta: abbiamo tutto il giorno davanti a noi!” e Bilbo si sedette su un sedile davanti alla porta, incrociò le gambe e fece un bell’anello di fumo grigio che si levò in aria senza rompersi e si diresse sopra la Collina.

” Che bello!” disse Gandalf.” Ma stamattina non ho tempo di fare anelli di fumo. Cerco qualcuno con cui condividere un’ avventura che sto organizzando ed è molto difficile trovarlo.”

” Lo credo bene … da queste parti! Noi siamo gente tranquilla e alla buona e non sappiamo che farcene delle avventure. Son cose brutte, fastidiose e scomode! Fanno far tardi a cena! Non riesco a capire cosa ci si trovi di bello!” disse il nostro Signor Baggins e, infilati i pollici sotto le bretelle fece un anello di fumo ancor più grande.

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